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Così Draghi non delude mercati ed Eurozona, ma non spara tutti i colpi
Con una decisione senza precedenti nella storia della Banca centrale europea, Mario Draghi ieri ha soddisfatto le attese dei mercati e ha tagliato i tassi ai minimi storici, annunciando inoltre un “pacchetto di interventi” per contrastare i due peggiori nemici della fragile ripresa che affiora, a macchia di leopardo, nell’Eurozona: cioè la bassa inflazione e la scarsità di credito erogato dalle banche alle imprese. “Abbiamo deciso una serie di misure per fornire un ulteriore accomodamento della politica monetaria e sostenere il credito”, ha detto Draghi durante la conferenza stampa successiva al consiglio direttivo.
18 AGO 20

Con una decisione senza precedenti nella storia della Banca centrale europea, Mario Draghi ieri ha soddisfatto le attese dei mercati e ha tagliato i tassi ai minimi storici, annunciando inoltre un “pacchetto di interventi” per contrastare i due peggiori nemici della fragile ripresa che affiora, a macchia di leopardo, nell’Eurozona: cioè la bassa inflazione e la scarsità di credito erogato dalle banche alle imprese. “Abbiamo deciso una serie di misure per fornire un ulteriore accomodamento della politica monetaria e sostenere il credito”, ha detto Draghi durante la conferenza stampa successiva al consiglio direttivo. Per la prima volta dal novembre scorso la Bce ha tagliato i tassi dallo 0,25 allo 0,15 per cento, portando quelli sui depositi bancari in territorio negativo come nessuna grande Banca centrale aveva mai fatto (meno 0,1). Il risultato è di rendere costoso per le banche parcheggiare i soldi nei forzieri della Bce, e quindi costringerle a concedere più prestiti. Con la stessa ratio, contribuire a fare fluire il credito dove necessario, l’Eurotower ha anche aperto una linea di credito verso le banche per 400 miliardi di euro, il cosiddetto Tltro (Target long term refinancing operations), che sono una prima tranche. Liquidità che le banche dovranno indirizzare verso le imprese private, soprattutto Pmi, che impiegano l’80 per cento della forza lavoro. Banditi gli acquisti di titoli pubblici (dove finì la gran parte dei mille miliardi prestati dalla Bce nel 2011-2012, nella fase più acuta della crisi del debito sovrano) o i mutui residenziali. Una differenza essenziale quest’ultima rispetto al programma “funding for lending” lanciato in passato dalla Banca centrale inglese, cui la Bce si ispira, che eviterà il rischio di bolle immobiliari, che stanno appunto interessando la Gran Bretagna. Altro annuncio riguarda la fine delle operazioni di sterilizzazione dei bond in pancia alla Bce (piano varato nel 2010) per liberare 175 miliardi di liquidità. Da ultimo, Draghi ha rilanciato l’idea di “intensificare il lavoro preparatorio” in vista dell’acquisto di titoli cartolarizzati (Abs) come prossima azione espansiva. “E’ un pacchetto efficace – ha detto Draghi – ma non abbiamo finito”.
“La ripresa è lì”, ha detto Draghi, ma è “fragile e incostante”, tant’è che la Bce ha rivisto al ribasso sia le stime del pil dell’Eurozona (dall’1,2 all’1 per cento nel 2014) e rivisto al ribasso quelle sull’inflazione, arrivata in una “zona pericolosa” (0,7 per cento, distante dall’obiettivo del 2 fissato da Francoforte), mentre cinque su 18 paesi dell’euro sono già in deflazione.
Le Borse europee sono state galvanizzate dalle parole del governatore, con Milano prima della lista (più 1,52) e poi Madrid (1,12), Parigi (1,063) e Francoforte (0,21). Tuttavia le parole di Draghi hanno avuto un effetto limitato sull’euro, che dopo l’annuncio si è deprezzato rispetto al dollaro per poi tornare quasi subito sui livelli precedenti. Stesso “passo indietro” per l’Eurostoxx, indice che comprende le cinquanta principali quotate dell’Eurozona. “Penso che la Bce abbia fatto esattamente quanto ci si aspettava finora”, dice al Foglio Paul Donovan, capo economista della banca elvetica Ubs da Londra. Tuttavia, aggiunge Donovan, le misure prese singolarmente non avranno un impatto dirompente sull’economia reale, anzi: “Il problema è sempre il solito. Se il sistema bancario è sottocapitalizzato e, come risultato, riluttante a prestare, non c’è molto che una Banca centrale possa fare. La politica monetaria è come il cervello umano, e il sistema bancario è come il sistema nervoso. Se quest’ultimo non funziona non importa quello che dice il cervello, il corpo è paralizzato”. Draghi, però, non ha finito.
Ha detto che l’acquisto di asset finanziari su modello della Federal Reserve (il Quantitative easing) è “sicuramente uno degli strumenti a disposizione”. Ci vorrà una più solida costruzione del consenso all’interno della Bce che pure ha preso all’unanimità le decisioni di ieri. La trasformazione eventualmente avverrà poco prima della fine dell’anno, secondo Jean-Micheal Six, membro del “consiglio ombra” della Bce (organo informale che prepara le riunioni dell’Eurotower), o comunque una volta terminati gli stress test sulle banche europee, con una iniezione di liquidità da mille miliardi. “La Bce rimane espansiva, ma a mio avviso conserverà le sue munizioni più pesanti per quando la Fed e la Bank of England inizieranno a parlare di exit strategy”, dice al Foglio Alberto Gallo, economista della britannica Royal Bank of Scotland e autore di un editoriale sul Wall Street Journal di ieri nel quale esortava sia Fed sia BoE a chiarire quando vorranno ridurre le misure di stimolo per non incentivare ulteriormente bolle speculative. Ieri Londra ha confermato stimoli e tassi bassi: anche dalle decisioni di Mark Carney dipenderà dunque l’uso del “bazooka” da parte di Draghi.